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Il mondo sta diventando multipolare anche nella tecnologia? Per quasi trent’anni abbiamo considerato Internet come uno spazio globale, senza confini. Le informazioni viaggiavano ovunque, i servizi erano accessibili da qualsiasi Paese e scegliere una piattaforma cloud significava confrontare prestazioni, funzionalità e prezzo.
Quella stagione sta finendo.
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Cloud, smartphone, AI e lavoro remoto stanno cambiando il concetto di controllo Negli ultimi anni le aziende hanno vissuto una trasformazione silenziosa. Non è avvenuta con l’introduzione di una nuova tecnologia o con un cambiamento improvviso, ma attraverso una somma di piccole abitudini che si sono consolidate nel tempo.
Perché oggi anche le aziende europee iniziano a interrogarsi sulla propria fragilità tecnologica Per anni il digitale è stato raccontato soprattutto come una promessa di libertà. Più velocità, più connessione, più efficienza. Una trasformazione continua che sembrava rendere tutto più semplice: lavorare da qualunque luogo, condividere dati in tempo reale, centralizzare comunicazioni, automatizzare processi. Poi, lentamente, qualcosa ha iniziato a cambiare.
Il problema spesso non sono gli hacker, ma le debolezze interne Negli ultimi anni la cybersecurity è diventata un tema centrale per tutte le aziende. Sempre più spesso si parla di attacchi informatici, ransomware e furti di dati.
Molte PMI, però, continuano a pensare che questi problemi riguardino soprattutto le grandi aziende o le organizzazioni più strutturate. La realtà è diversa: oggi le piccole e medie imprese sono tra i bersagli più frequenti. Non perché abbiano dati più importanti, ma perché sono spesso più facili da attaccare. E soprattutto, perché i punti deboli non sono quasi mai quelli che ci si aspetta. Il nuovo GCVE rafforza la resilienza digitale europea e la gestione delle vulnerabilità Nel mondo della cybersecurity esistono infrastrutture “invisibili” che reggono l’intero ecosistema digitale. Una di queste è il sistema CVE (Common Vulnerabilities and Exposures), lo standard internazionale che assegna un identificativo univoco a ogni vulnerabilità informatica scoperta e resa pubblica.
La sicurezza è un’abitudine, non un allarme La fine dell’anno è un momento naturale per fare bilanci. Si chiudono progetti, si archiviano dati, si preparano nuove strategie. È il periodo in cui le aziende rimettono ordine nei processi… e proprio per questo è anche il momento ideale per verificare lo stato della propria sicurezza informatica.
Le soluzioni tecniche non bastano più. Serve visione, responsabilità e una nuova governance della cybersecurity. Il vero rischio? Pensare che basti un antivirus
Negli ultimi dieci anni, si è parlato moltissimo di protezione informatica. Eppure le aziende continuano a essere esposte, vulnerabili, disorientate. Perché? Non è solo un problema tecnico. È un problema organizzativo e culturale. I rischi aumentano perché:
Il risultato? Software installati ma non aggiornati. Sistemi formalmente “sicuri” ma in realtà fragili. Personale formato a metà. Budget spesi, senza ritorno. |
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