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Comprare qualcosa di nuovo è facile. Capire che cosa renderà un’azienda più solida, efficiente e libera di evolvere nei prossimi anni è molto più difficile. Una macchina nuova si vede. Un computer nuovo si vede. Anche un software appena acquistato, almeno per qualche settimana, dà la sensazione concreta che qualcosa sia cambiato.
Molto meno visibili sono un’infrastruttura che smette di creare problemi, un processo che richiede cinque minuti invece di venti, dati finalmente accessibili alle persone giuste o un sistema che permette all’azienda di cambiare tecnologia senza dover ricominciare da zero. Eppure potrebbe essere proprio qui che oggi si misura la qualità di un investimento tecnologico. Perché mentre l’attenzione corre verso intelligenza artificiale, automazione e nuovi strumenti, per molte imprese la domanda più importante rimane sorprendentemente tradizionale: dove conviene mettere le proprie risorse?
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Secondo il CEO di LinkedIn, entro il 2030 potrebbe cambiare circa il 70% delle competenze utilizzate nella maggior parte dei lavori. Non significa che sparirà il 70% dei posti di lavoro. Significa qualcosa di forse più interessante per le imprese: cambierà profondamente ciò che facciamo dentro quei lavori. Un lavoro non è soltanto un mestiere
Amministrativo. Commerciale. Tecnico. Responsabile marketing. Direttore. Consulente. Siamo abituati a descrivere un’azienda attraverso ruoli relativamente stabili. A ciascuno corrispondono competenze, responsabilità e una serie di attività che, sommate a quelle degli altri, fanno funzionare l’organizzazione. L’IA promette efficienza, automazione e nuove possibilità. Ma mentre le imprese imparano a utilizzarla, emerge una questione meno evidente: quanto controllo conserveranno sulle tecnologie da cui dipenderanno? Non basta più vendere un software
C’è un dettaglio interessante nel modo in cui l’intelligenza artificiale sta entrando nelle imprese. I grandi operatori tecnologici non si limitano più a mettere a disposizione una piattaforma e aspettare che qualcuno impari a utilizzarla. Il caso Hyundai racconta una trasformazione che va molto oltre i robot: che cosa significa oggi preparare un’impresa all’innovazione? Atlas ha due braccia, due gambe e una forma vagamente umana. Può sollevare fino a 50 chilogrammi, muoversi autonomamente e sostituire da solo la propria batteria. Non prende il caffè, non va in ferie e, soprattutto, non è più soltanto uno spettacolare prototipo da mostrare a una fiera tecnologica.
Per una persona potrebbero essere quasi una liberazione. Per un’azienda, quattro ore sono già una cosa seria. Sono le 9 del mattino e Internet sparisce.
Non rallenta, non “va e viene”. Sparisce proprio. La prima reazione è ormai un rituale collettivo: insultiamo il router. Lo spegniamo, aspettiamo quei dieci secondi che dovrebbero misteriosamente guarirlo e lo riaccendiamo. Niente. Passiamo ai dati mobili. Niente. Proviamo un’altra applicazione. Niente. Guardiamo il telefono come se ci avesse personalmente traditi. Passano dieci minuti. Poi venti. Internet non torna. Il mondo sta diventando multipolare anche nella tecnologia? Per quasi trent’anni abbiamo considerato Internet come uno spazio globale, senza confini. Le informazioni viaggiavano ovunque, i servizi erano accessibili da qualsiasi Paese e scegliere una piattaforma cloud significava confrontare prestazioni, funzionalità e prezzo.
Quella stagione sta finendo. La vera innovazione riduce la complessità Una riunione finisce con una frase apparentemente banale.
«Proviamo anche questo software.» Nessuno si oppone. In fondo promette di far risparmiare tempo, migliorare la collaborazione, organizzare meglio il lavoro. Così viene installato, si aggiunge agli altri strumenti già presenti e, dopo qualche settimana, entra nella routine quotidiana. È un processo che si ripete continuamente nelle aziende. Ogni nuova tecnologia nasce con l’obiettivo di semplificare un’attività specifica. Il problema è che raramente ci si ferma a valutare l’effetto complessivo. Strumento dopo strumento, il sistema cresce, ma non sempre diventa più efficiente. A volte diventa semplicemente più complicato. |
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