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L’IA promette efficienza, automazione e nuove possibilità. Ma mentre le imprese imparano a utilizzarla, emerge una questione meno evidente: quanto controllo conserveranno sulle tecnologie da cui dipenderanno? Non basta più vendere un software C’è un dettaglio interessante nel modo in cui l’intelligenza artificiale sta entrando nelle imprese. I grandi operatori tecnologici non si limitano più a mettere a disposizione una piattaforma e aspettare che qualcuno impari a utilizzarla. Google Cloud e Accenture, per esempio, hanno ampliato nel 2026 la loro collaborazione attraverso il Gemini Enterprise Acceleration Program. Il progetto coinvolge migliaia di professionisti specializzati, compresi forward deployed engineers, chiamati a lavorare direttamente con le aziende per integrare soluzioni di intelligenza artificiale nei processi e nei flussi di lavoro. È un passaggio importante. L’intelligenza artificiale non sta entrando nelle aziende soltanto attraverso una finestra aperta nel browser. Comincia a inserirsi nei processi, a dialogare con i dati, a collegarsi ai software esistenti, ad automatizzare attività e, progressivamente, a partecipare al funzionamento quotidiano dell’organizzazione. Ed è proprio qui che la domanda cambia. Non più soltanto: quale intelligenza artificiale dovremmo utilizzare? Ma: da quale porta vogliamo farla entrare? Quando una tecnologia diventa un ecosistema Ogni grande trasformazione tecnologica crea dipendenze. Non è necessariamente un problema: nessuna impresa moderna potrebbe costruire autonomamente tutte le tecnologie di cui ha bisogno. Con l’IA, però, la questione assume una dimensione diversa. Un sistema di intelligenza artificiale può utilizzare i dati aziendali, collegarsi al CRM, interrogare documenti, intervenire nei flussi di lavoro, generare contenuti, supportare il servizio clienti o contribuire alle decisioni. Più diventa utile, più tende a entrare in profondità nell’organizzazione. A quel punto cambiare fornitore potrebbe non significare più semplicemente sostituire un programma. Potrebbe voler dire ripensare integrazioni, procedure, archivi, competenze e automazioni costruite nel tempo. È il fenomeno che nel settore tecnologico viene definito vendor lock-in: la difficoltà crescente di abbandonare un determinato fornitore una volta che una parte significativa dell’organizzazione è stata costruita intorno al suo ecosistema. Non è una preoccupazione teorica. Nel giugno 2026 la Commissione europea ha indicato proprio gli effetti di lock-in e gli elevati costi di migrazione tra gli elementi che caratterizzano la posizione di AWS e Microsoft Azure nel mercato cloud europeo, sottolineando anche come strumenti e partnership legati all’AI siano diventati un fattore sempre più importante nella scelta delle infrastrutture cloud. L’IA riapre la questione dell’autonomia digitale L’Europa discute da tempo di sovranità tecnologica. Con l’intelligenza artificiale, quella discussione diventa ancora più concreta. Uno studio pubblicato dalla Commissione europea nell’agosto 2026 individua tra le criticità dell’ecosistema europeo proprio le pratiche di lock-in nella filiera cloud e IA e la dipendenza dell’Unione da servizi di cloud computing e capacità IA forniti da operatori non europei. Nel giugno 2026 la Commissione europea ha inoltre presentato un pacchetto per rafforzare la sovranità tecnologica dell’Unione, intervenendo su semiconduttori, cloud, intelligenza artificiale e open source. L’obiettivo dichiarato è aumentare la capacità europea di sviluppare e controllare tecnologie, dati e infrastrutture strategiche, riducendo al tempo stesso alcune dipendenze da fornitori extra-UE. Anche il Data Act va nella direzione di una maggiore possibilità di scelta, facilitando il passaggio tra fornitori cloud e introducendo requisiti minimi di interoperabilità. Ma sarebbe un errore considerare tutto questo soltanto una questione geopolitica. La sovranità digitale riguarda anche una PMI. In scala molto più piccola, significa sapere dove sono i propri dati, quali sistemi comunicano tra loro, quali processi dipendono da un determinato servizio e quanto sarebbe difficile sostituirlo. In altre parole, significa conservare capacità di scelta. Essere autonomi non significa fare tutto da soli Qui esiste un equivoco da evitare. Autonomia tecnologica non significa rinunciare a Google, Microsoft, Amazon, OpenAI o agli altri grandi protagonisti dell’intelligenza artificiale. E non significa costruire internamente ciò che altri possono offrire meglio, più velocemente e a costi inferiori. Significa evitare che la scelta di oggi diventi involontariamente l’unica scelta possibile domani. Per un’impresa questo può voler dire progettare sistemi interoperabili; mantenere il controllo e la portabilità dei propri dati; conoscere le dipendenze tra applicazioni e fornitori; valutare più soluzioni prima di automatizzare un processo; evitare che competenze decisive rimangano completamente all’esterno dell’organizzazione. Soprattutto significa non cominciare dalla tecnologia. Perché prima di chiedersi quale IA adottare sarebbe utile capire che cosa dell’azienda vogliamo davvero trasformare. Prima dell’intelligenza artificiale viene l’azienda Immaginiamo due imprese che decidano di introdurre lo stesso sistema di IA. La prima possiede dati organizzati, processi comprensibili, responsabilità definite, infrastrutture affidabili e una conoscenza abbastanza precisa dei propri sistemi. Nella seconda, informazioni e documenti sono distribuiti tra applicazioni diverse, alcune procedure dipendono ancora dalle abitudini delle singole persone, nessuno possiede una visione completa delle integrazioni esistenti e diversi strumenti sono stati aggiunti nel tempo senza un disegno complessivo. La tecnologia può essere identica. Il risultato difficilmente lo sarà. È forse questo uno degli aspetti meno spettacolari, ma più importanti, dell’attuale corsa all’intelligenza artificiale: la qualità dell’innovazione dipenderà anche dalla qualità dell’organizzazione sulla quale viene costruita. Per questo conoscere la propria infrastruttura, i propri dati e i propri processi non è un lavoro preliminare da sbrigare prima di occuparsi dell’IA. Sta diventando parte della strategia con cui decidere quale IA utilizzare, dove utilizzarla e quanto potere affidarle. La vera innovazione potrebbe essere poter scegliere L’intelligenza artificiale continuerà a entrare nelle aziende. Attraverso il cloud, i software gestionali, gli strumenti di produttività, le piattaforme di collaborazione, i sistemi industriali e servizi che forse oggi non associamo nemmeno all’IA. Probabilmente non esisterà una sola porta. Ed è proprio per questo che diventa importante sapere quali vogliamo aprire. Per Softcomet, accompagnare un’impresa nella trasformazione tecnologica significa anche costruire le condizioni perché l’innovazione non produca nuove fragilità: infrastrutture affidabili, sicurezza, continuità, dati governabili e sistemi capaci di dialogare tra loro. La questione, allora, non è scegliere tra utilizzare o non utilizzare l’intelligenza artificiale. È arrivare al momento della scelta senza averla già persa. Fonti Accenture – Accenture and Google Cloud expand partnership to scale agentic transformation for global enterprises with Gemini Enterprise https://newsroom.accenture.com/news/2026/accenture-and-google-cloud-expand-partnership-to-scale-agentic-transformation-for-global-enterprises-with-gemini-enterprise Commissione europea – Commission reaches preliminary position on Amazon’s and Microsoft’s market-leading cloud services https://digital-markets-act.ec.europa.eu/commission-reaches-preliminary-position-amazons-and-microsofts-market-leading-cloud-services-should-2026-06-25_en Commissione europea – Study on Cloud and AI development in the EU https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/study-cloud-and-ai-development-eu Commissione europea – Commission proposes Tech Sovereignty Package to strengthen Europe’s digital autonomy and resilience https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/commission-proposes-tech-sovereignty-package-strengthen-europes-digital-autonomy-and-resilience Interoperable Europe – Cloud and Edge Computing – Rolling Plan for ICT Standardisation 2026 https://interoperable-europe.ec.europa.eu/collection/rolling-plan-ict-standardisation/cloud-and-edge-computing-rp-2026 Letture correlate:
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